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Nikos Salìngaros PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio Stampa   

Nikos Salìngaros "NO ALLE ARCHISTAR"

 

Sabato 31 ottobre 2009
Master Casaclima-Bioarchitettura, Roma

 

Il 31 ottobre 2009 ha visto come docente straordinario, presso il Master "CasaClima-Bioarchitettura", il noto matematico dell'Università San Antonio del Texas, Nikos Salìngaros che ha presentato una lezione basata sulla necessità, da parte degli architetti, di modificare l'approccio al progetto, instaurando un rapporto, ormai perduto specialmente nelle opere di grandi nomi del panorama architettonico mondiale, con il contesto.
No, dunque "al successo delle archistar che si pongono a livello di vere star del mondo del film. Con alcuni amici progettisti stiamo utilizzando nuovi livelli del pensiero architettonico e di software sviluppati da Christopher Alexander, Berkeley USA. I risultati si fondano su esperimenti scientifici sulla reazione della biologia umana in diversi luoghi. Di questi saperi recenti abbiamo sviluppato un insieme di regole progettuali, disponibili sul web, che qualunque architetto è capace di utilizzare per creare un luogo sano. Si deve smettere di credere nei progetti delle archistar, che realizzano le loro architetture con forme "extravaganti" secondo un'ispirazione divina, condizionati dai media e dalle lobby economiche. Il progetto e l’architettura vera devono invece piacere ai fruitori, agli abitanti che lì devono sentirsi bene."
Nikos A. Salìngaros "No alle archistar. Manifesto contro le avanguardie"
Libreria Editrice Fiorentina, 2009.

 

 

 


Si riporta un interessante articolo, relativo ad un'intervista a Nikos Salingaros, pubblicato sul quotidiano "LIBERO" domenica, 1 novembre 2009.

 

Intervista all'urbanista Salingaros
«Le archistar ignorano la storia dei luoghi
Sono abili solo nelle pubbliche-relazioni».  

“Quando Tom Wolfe ha scritto Maledetti architetti ha presentato delle critiche rigorose, che condivido completamente. Ma non ha proposto.soluzioni”. A parlare è Nikos Salingaros, professore all'università texana di San Antonio, che un sondaggio di Planetizen ha inserito fra gli undici pensatori più influenti di tutti i tempi in ambito urbanistico. Ammira il classico di Wolfe e una soluzione ai problemi dell'architettura contemporanea dice di averla. La espone con chiarezza nel suo nuovo libro “No alle archistar. Manifesto contro le avanguardie”, in uscita in questi giorni per Libreria Editrice fiorentina (pp. 352, euro 18).
E l'ha spiegata ieri a Libero, prima di partecipare a un incontro organizzato dallo studio romano Lalineabianca (www.lalineabiancastudio.com).
“Da quando Tom Wolfe ha pubblicato il suo saggio”, racconta Salingaros, “ci sono stati molti sviluppi. Mi riferisco agli studi di Christopher Alexander e ad altre scoperte scientifiche che riguardano la reazione degli uomini ai vari luoghi in cui si trovano. A partire da queste scoperte io e altri abbiamo elaborato delle regole di progettazione che qualsiasi architetto può seguire per creare un luogo sano”.
La battaglia di Salingaros contro le archistar dura ormai da anni. li suo obiettivo, dice, è quello di “progettare la normalità”, opponendosi al trend attualmente in voga il quale premia un gruppo ristretto di progettisti, tra cui Frank Gehry, Zaha Hadid, Daniel Libeskind, Massimiliano Fuksas eccetera. “La moda di oggi”, spiega il professore, “va contro la normalità. Sembra che tutti i Paesi, tutte le città, per i grandi progetti, vogliano una delle cinque o sei archistar. La prima critica che muovo loro è proprio questa: in pochissimi realizzano tutti grandi progetti, a esclusione di molti validi architetti locali e internazionali. La seconda critica riguarda il fatto che applicano uno stile architettonico che non è a misura d'uomo. Inoltre, questi architetti dimostrano una totale indifferenza sia alla cultura, sia alle tradizioni dei luoghi dove lavorano, nonostante alcuni gesti superficiali ma vuoti. Questo gruppo di progettisti può realizzare lo stesso edificio a Dubai e Venezia, cambiando, come mossa di pubbliche relazioni, solo un piccolo dettaglio. Ma noi che ci occupiamo di urbanistica sappiamo che le pubbliche relazioni non c'entrano nulla con la cultura della città”.
Secondo Salingaros, se un grattacielo o un altro edificio può essere realizzato identico in varie parti del mondo, significa che è autoreferenziale. Però Libeskind, Fuksas e compagni ottengono enorme successo poiché “sono come le stelle del cinema, che in un certo periodo hanno il favore del pubblico, poi tramontano: se però la moda cambia, gli edifici restano”.
Nel suo libro, Nikos sembra avanzare l'idea che quella dei progettisti-divi sia un’architettura poco democratica. Lui, invece, pensa a edifici più umani, poiché ciò che conta sono le relazioni che le architetture stimolano fra le persone. I suoi scritti sono distribuiti per la maggior parte sul web in modo gratuito (uno molto interessante è pubblicato nell'ultimo numero della rivista Bioarchitettura, sul sito www.bioarchitettura- rivista.it).
Il professore insiste sul fatto che le sue idee non sono per nulla conservatrici ma innovative “Però non piacciono alle riviste patinate”, forse perché agli occhi dei media i progetti che sostiene non sono appariscenti. “I luoghi che permettono alle persone di vivere bene sembrano sempre modesti a chi associa la grande architettura a forme stravaganti o storte, non importa poi se l’utente si senta o meno a suo agio. Per l'archistar a essere determinante è l'impatto visivo mentre ciò che sostengo io viene sempre bollato come retrogrado”.
Del resto, esattamente come avviene rispetto alla progettazione delle chiese di cui parliamo nel pezzo a fianco, la normalità e l’attenzione alle persone, a chi davvero usufruisce di un edificio, non pagano. Disegnate un grattacielo storto e tutti faranno a gara per mettervi sotto contratto.   
FR. BO.

 

 
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